Riflessioni agostane

Azzardo un paragone: le ville venete stanno alla terraferma come un veliero sta all’oceano.

Le ville sono come bastimenti operosi ormeggiati in aperta campagna, assecondano i ritmi della natura, le stagioni, così come le navi, in alto mare, avanzano adattandosi a venti e correnti delle diverse latitudini.

 

Nascono, le ville, per organizzare al meglio il lavoro della terra, renderla produttiva riempiendo i granai; così la nave viene costruita per affrontare utilmente il mare, attraversarlo raggiungendo nuove terre, trasportare merci preziose, riempire le stive di pesce. La villa, scriveva Alvise Cornaro, è fatta per la “vita sobria”, così come la nave obbliga ad una vita semplice. Sia la villa operosa che la nave in viaggio sono condizionate dal tempo atmosferico, il vento, la calma piatta, il gelo, la siccità, la tempesta, il nubifragio. Villa e nave obbligano i gestori di questi manufatti a continue attenzioni, manutenzioni, nuove sistemazioni, aggiustamenti. In campagna come in mare vige la regola del “destino comune”: siamo tutti “sulla stessa barca” si dice, di fronte al mancato raccolto, all’attacco di infausti predatori delle messi e alla carestia come, in mare, al sopraggiungere dei pirati, al naufragio.

 

D’altra parte, cos’è la villa veneta se non il frutto di un’idea (politica) di un popolo che per secoli ha affrontato il mare con grandi e alterne fortune, imparando e praticando con coraggio le leggi della Natura? Facendo della conoscenza la propria risorsa principale, comprendendo già allora la necessità di un ordinamento capace di guardare al bene comune come alla più concreta forma di civiltà? Forse allora la villa come nave non è solo una metafora: entrambe ci trasportano in mondi di sogno ma anche di responsabilità, obbligandoci a riflettere su natura, cultura, paesaggio, arte, qualità di vita, società civile, politica. Una navigazione complessa e necessaria.

 

© Alberto Passi

 

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